A cura di Ilaria Passeggia

The impact of COVID-19 pandemic on people with mild cognitive impairment/dementia and on their caregivers.

Tsapanou A, Papatriantafyllou JD, Yiannopoulou K, Sali D, Kalligerou F, Ntanasi E, Zoi P, Margioti E, Kamtsadeli V, Hatzopoulou M, Koustimpi M, Zagka A, Papageorgiou SG, Sakka P.
Int J Geriatr Psychiatry. 2021 Apr;36(4):583-587. doi: 10.1002/gps.5457. Epub 2020 Nov 13. PMID: 33166418.

L'esercizio fisico combinato come strategia per contrastare l'Alzheimer: nuove evidenze scientifiche

A cura di Elena Gatti

David S, Costa AS, Hohenfeld C, Romanzetti S, Mirzazade S, Pahl J, Haberl L, Schneider KM, Kilders A, Eggermann T, Trautwein C, Hildebrand F, Schulz JB, Reetz K, Haeger A.
Modulating effects of fitness and physical activity on Alzheimer's disease: Implications from a six-month randomized controlled sports intervention.
J Alzheimers Dis. 2025 Jan;103(2):552-569. doi: 10.1177/13872877241303764.

Uno studio recentemente pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease ha analizzato l’impatto di un programma di esercizio fisico combinato sulla progressione dell’Alzheimer, dimostrando benefici sia a livello fisico che cognitivo nei pazienti affetti dalla malattia.
Lo studio ha coinvolto un totale di 46 partecipanti di cui 26 pazienti con Alzheimer sottoposti a sei mesi di esercizio fisico strutturato, con due sessioni settimanali da 60 minuti. L’intervento combinava attività aerobiche, esercizi di resistenza, flessibilità ed equilibrio, con l’obiettivo di migliorare la capacità cardiorespiratoria e la forza muscolare. In aggiunta, sono state effettuate valutazioni cliniche, test cognitivi e analisi di imaging cerebrale prima e dopo il programma. I restanti 20 partecipanti sono stati assegnati al gruppo di controllo, che non ha seguito il programma di esercizio. Leggi tutto

La nuova malattia da Coronavirus (COVID-19) si è diffusa in tutto il mondo portando con sé molteplici conseguenze dal punto di vista fisico e psicologico. Una recente ricerca greca ha indagato gli effetti della pandemia su una popolazione fragile, come i pazienti con demenza, e sui loro caregiver (chi se ne prende cura).  È stato chiesto a 204 caregiver di adulti con disturbi cognitivi o con diagnosi di demenza di rispondere ad un questionario riguardante i possibili cambiamenti a livello fisico, psicologico e nelle attività quotidiane, notati nei propri cari e in se stessi, nel periodo di lockdown totale o parziale compreso tra febbraio e giugno 2020. Per quanto riguarda i pazienti è stato riscontrato un peggioramento significativo in tre delle varie aree indagate: comunicazione, umore e adeguamento alle misure adottate per il contenimento della pandemia. L’isolamento forzato e le difficoltà con le nuove tecnologie comunicative hanno portato i soggetti a sperimentare maggiore solitudine e distanza emotiva; inoltre, i problemi cognitivi inciderebbero con la comprensione delle nuove e molteplici norme restrittive e con la loro attuazione da parte dei pazienti. È importante sottolineare anche che non sono stati rilevati significativi cambiamenti dal punto di vista fisico, dell’appetito e a livello di deliri e comportamenti afinalistici. Tuttavia, la preoccupazione rivolta alla vulnerabilità dei pazienti e l’incremento del tempo dedicato alla loro gestione hanno inciso sulla qualità di vita dei caregiver, che hanno riportato maggiori carichi di ansia, stress e affaticamento fisico. Alla luce di tali dati e visto il protrarsi di ulteriori chiusure e periodi di isolamento, sarebbe importante stilare e mettere in atto specifici protocolli e misure in grado di proteggere e arrecare supporto, non solo ai malati, ma anche all’intero sistema familiare che si trova a dover gestirli in maniera sempre più incombente.

 

Potete trovare maggiori informazioni a questo link:

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33166418/